Il Capitalismo

4 02 2009

di Pierpaolo Pasolini da “Quasi un testamento” , pubblicato postumo su Gente 17 Novembre 1975

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Il capitalismo è oggi il protagonista di una grande rivoluzione interna: esso sta evolvendosi, rivoluzionariamente, in neocapitalismo.
In contraddizione con quanto dicevo prima, potrei dire che la rivoluzione neocapitalistica si pone come competitrice con le forze del mondo che vanno a sinistra. In un certo modo va esso stesso a sinistra. E, fatto strano, andando (a suo modo) a sinistra tende a inglobare tutto ciò che va a sinistra. Davanti a questo neocapitalismo rivoluzionario, progressista e unificatore si prova un inaudito sentimento (senza precedenti) di unità del mondo.
Perché tutto questo? Perché il neocapitalismo coincide insieme con la completa industrializzazione del mondo e con l’applicazione tecnologica della scienza. Tutto ciò è un prodotto della storia umana: di tutti gli uomini, non di questo o quel popolo. E infatti i nazionalismi tendono, in un prossimo futuro, a essere livellati da questo neocapitalismo naturalmente internazionale. Sicché l’unità del mondo (ora appena intuibile) sarà un’unità effettiva di cultura, di forme sociali, di beni e di consumi.
Io spero naturalmente che, nella competizione che ho detto, non vinca il neocapitalismo: ma vincano i poveri.
Perché io sono un uomo antico, che ha letto i classici, che ha raccolto l’uva nella vigna, che ha contemplato il sorgere o il calare del sole sui campi, tra i vecchi, fedeli nitriti, tra i santi belati; che è poi vissuto in piccole città dalla stupenda forma impressa dalle età artigianali, in cui anche un casolare o un muricciolo sono opere d’arte, e bastano un fiumicello o una collina per dividere due stili e creare due mondi. (non so quindi cosa farmene di un mondo unificato dal neocapitalismo, ossia da un internazionalismo creato, con la violenza, dalla necessità della produzione e del consumo.)





Nemici convenienti

17 06 2008

di Loïc Wacquant da Simbiosi Mortale, Ombre Corte, 2002

Nel 1989, per la prima volta nella storia, la maggioranza della popolazione imprigionata negli Stati Uniti era nera. A seguito di dieci anni di “guerra alla droga”, lanciata dal governo federale come parte di una più ampia politica di 1egge e ordine”, il tasso di incarcerazione degli afroamericani è raddoppiato passando da 3.544 carcerati per 100.000 abitanti nel 1985 a 6.926 per 100.000 nel 1995: questo significa un tasso di circa sette volte superiore a quello dei loro compatrioti di pelle bianca (919 su 100.000) e più di venti volte superiore a quello registrato in Francia, in Inghilterra o in Italia.

(…) Se è vero che i neri sono diventati i “clienti” principali del sistema carcerario degli Stati Uniti, questo non è però dovuto a qualche speciale predisposizione che questa comunità manifesterebbe verso il crimine e la devianza. Al contrario ciò si verifica perché qui si intersecano tre sistemi di forze che nel loro complesso alimentano il regime di iperinflazione carceraria sperimentato dall’America nell’ultimo quarto di secolo, in seguito alla rottura del patto sociale fordista-keynesiano e alla contestazione del regime di casta da parte del movimento per i diritti civili. Leggi il seguito di questo post »





Il grande fratello e la fortezza assediata

13 06 2008

di Zygmunt Bauman
da La Repubblica — 03 giugno 2008

Come osservava Pierre Bourdieu più di trent’anni fa (La distinzione), i rapporti sovraordinazione/ subordinazione e la riproduzione delle divisioni e delle gerarchie sociali oggigiorno tendono sempre più a fare assegnamento sulla seduzione piuttosto che sulla regolamentazione normativa, sulla produzione dei desideri più che sulla coercizione, sulle public relation piuttosto che sulla sorveglianza. Questa fiducia, possiamo aggiungere, aumenta di pari passo con il passaggio da una “società di produttori” a una “società di consumatori”.Come tutti i modelli di ordinamento sociale, quello che sta venendo alla luce – non più costruito secondo il modello della “fabbrica fordista”, ma secondo quello di un centro commerciale, e che viene fatto funzionare attraverso i meccanismi descritti da Bourdieu – identifica in modo differente i gruppi della società che sono inadatti all’ inclusione. Invece delle “classi pericolose”, ribelli o rivoluzionarie – che puntano a neutralizzare o ad assumere il controllo dei mezzi di coercizione e a ridefinire la normativa – sono i “consumatori imperfetti” – individui e categorie di individui insensibili alla seduzione e/o incapaci di agire in base ai loro desideri per scarsità o mancanza di risorse – a essere classificati come inadatti a essere inclusi nella società (questa classificazione è appropriatamente espressa attraverso la definizione di sottoclasse = al di sotto, e dunque al di fuori, dell’ordinamento di classe). Nella loro forma originaria, ipotizzata da Jeremy Bentham e retrospettivamente indicata da Michel Foucault, i meccanismi panoptici di dominazione, miranti a immobilizzare il sorvegliato, a tenerlo al suo posto e dentro il regime comportamentale routinario, a impedirne la fuga o la deviazione, oggi si limitano e si concentrano esclusivamente sugli “inadatti” (leggi: coloro che sono insensibili ai dispositivi di controllo applicati alla maggioranza della popolazione). Destinati in passato a essere applicati universalmente (appropriati ed efficaci per i dipendenti delle fabbriche e degli uffici, per i soldati nelle caserme, gli scolari, i pazienti degli ospedali e delle cliniche per malattie mentali, i detenuti, gli indigenti negli ospizi), oggi questi meccanismi vengono utilizzati soprattutto nei luoghi di detenzione: in più, l’ enfasi posta nella dichiarata finalità della sorveglianza si è spostata dalla imposizione di una particolare routine comportamentale alla prevenzione di fughe e danni. Leggi il seguito di questo post »