La costruzione del ghetto: evoluzione e significato del carcere

4 07 2007

di Silvio Ciappi

Panopticon

Un altro tema affrontato da Bauman e assurto a metafora epistemologica è certamente il carcere. L’atto di incarcerazione, ovvero la forma più radicale di limitazione dello spazio, ha rappresentato un modo viscerale e istintivo di reagire alla diversità. La diversità, si afferma, si ha quando l’altro viene confinato in una situazione caratterizzata da mancanza di familiarità attraverso, ad esempio, l’imposizione di confini spaziali. Viviamo sempre di più tra persone che non conosciamo e che non conosceremo mai. È ovvio allora che quando manca la familiarità, le richieste di punizione del colpevole prevalgono sulla preoccupazione di correzione del danno. Ecco che il carcere diviene la risposta necessaria al più generale sentimento di non familiarità. Le nuove prigioni non sono un luogo coatto di disciplina, sono contenitori che assicurano la completa immobilizzazione dei nuovi esclusi, in sintonia con quanto avviene nei non-luoghi delle periferie urbane e nei quartieri dormitorio. Accanto all’espansione urbanistica delle città stiamo assistendo a un boom delle costruzioni penitenziarie e del numero di persone sottoposte ai controlli della giustizia penale. In alcune città degli Stati Uniti, ad esempio nel distretto di Anacostia di Washington DC, dove si concentra la maggior parte della popolazione povera e nera di Washington, metà dei maschi tra i 16 e 35 anni è in attesa di giudizio o in prigione, o agli arresti domiciliari o in libertà vigilata (Zucchini 1997).
Il carcere Usa non solo si è espanso e riempito, ma ha svolto una funzione di agenzia di controllo diffuso. Nei confronti di intere categorie di persone (proletariato nero e ispanico, microcriminalità femminile e minorile ecc.) si è assistito a un uso massificato del carcere basato non su un incremento dei reati, ma su considerazioni relative all’allarme sociale. Si va dal carcere di massima sicurezza, per i «nemici dello Stato», a quello puramente contenitivo, passando per i diversi gradi del «trattamento» sociale della diversità: i ghetti metropolitani, la detenzione amministrativa e preventiva, le terapie coatte in comunità, le strutture ospedaliere e psichiatriche, l’affidamento ai servizi socio-assistenziali, i sistemi diffusi di videosorveglianza e tecnosorveglianza, che hanno lo scopo di sottoporre un numero crescente di soggetti a forte controllo sociale. Leggi il seguito di questo post »





La costruzione del ghetto: criminologia e territori di confine

28 06 2007

di Silvio Ciappi

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La criminologia «liquida» di Zygmunt Bauman

Alcune tardive traduzioni, assieme alla pubblicazione di lavori recentissimi, presentano ormai ampiamente in Italia Zygmunt Bauman, uno dei più interessanti osservatori contemporanei della società postmoderna e delle sue patologie. Il punto sul quale Bauman si sofferma è proprio il concetto di «comunità». Almeno da Tönnies in poi, le scienze umane sono consapevoli che gli ingredienti della Gemeinschaft, la comunità, sono diversi da quelli della Gesellschaft, la società. La comunità è un rapporto reciproco sentito dai partecipanti, fondato su una convivenza durevole, intima ed esclusiva.
La vita comunitaria è sentita: implica comprensione, consensus; è durevole, intima (confidenziale) ed esclusiva; al contrario, la vita societaria è razionale, passeggera, pubblica. E ancora, afferma Tönnies, la comunità è un’associazione organica, mentre la società è un’associazione meccanica, artificiale e recente: è il pubblico, il mondo. Una persona si trova dalla nascita in una comunità con i suoi, legata a essi nel bene e nel male, mentre si va in società come in terra straniera: in società gli individui rimangono separati nonostante tutti i legami.
Bauman ci parla allora di un sentimento diffuso e sintomatico dei tempi: il ripiegamento nella comunità, di fronte alle incertezze societarie e all’offuscamento identitario. Adattando le concettualizzazione di Bauman al nostro specifico campo d’indagine, l’estrema vulnerabilità che oggi più di ieri colpisce l’individuo nelle sue sfere di attività (la famiglia, la scuola, il lavoro) influenzano prepotentemente anche le sue scelte di ordine deviante. E ciò avviene per un motivo principale: la forte influenza che il lavoro, la vita lavorativa, una delle forme più importanti dell’uomo come politichèn zoòn ha sul resto delle relazioni sociali.

Flessibilità del lavoro e insicurezza

Se nella concezione moderna il lavoro rappresentava il principale strumento di autoconsapevolezza critica del soggetto e di costruzione della propria morale sociale – perché era all’interno dei luoghi di lavoro che si formavano identità, senso di appartenenza, consapevolezza politica ecc. – la concezione attuale del lavoro vede l’individuo in preda a una forte incertezza esistenziale. Parafrasando Bauman possiamo dire che, se l’operaio degli anni Settanta poteva pensare di svolgere tutta la sua vita lavorando in Fiat, adesso suo figlio sa che quel lavoro sarà uno dei tanti che dovrà affrontare nel corso della sua vita. Ecco che elementi di insicurezza hanno pervaso per primi il mondo del lavoro e lo spettro ha preso il nome di «flessibilità», «precarietà», «atipicità», termini strettamente imparentati con quello più generico di insicurezza. Leggi il seguito di questo post »





La costruzione del ghetto: l’assillo della sicurezza

19 06 2007

di Silvio Ciappi

Alphaville
Alphaville (Sao Paulo)

Una delle parole prepotentemente catapultate, a inizio millennio, sulla testa degli italiani, nei discorsi dei politici, nei progetti degli operatori sociali, nei discorsi degli intellettuali, è il termine sicurezza (o il suo contrario, insicurezza). Il vocabolo che fino a qualche anno fa rimandava a universi di significato affollati di immagini di porte blindate, videocamere a circuito chiuso, vigilanza notturna – insomma tutte cose che avevano a che fare con il tono minore e domestico dell’ordine pubblico – da qualche anno è invece assurta a metafora di un impellente bisogno di rassicurazione.
Cerchiamo di sondare il fondamento ideologico del termine, di comprenderne il suo «paradigma» o «connotazione». Il criterio dell’insicurezza (o vulnerabilità o incertezza o flessibilità), rimanda a orizzonti di significato e a parametri interpretativi mutati. Il bisogno di sicurezza è figlio della decostruzione dei miti della modernità e soprattutto della grammatica e della sintassi normativa delle architetture ideologiche classiche e positiviste. Il parametro dell’insicurezza costituisce una sorta di virus che destruttura le grammatiche scritte dello Stato e del Diritto sostituendole con le grammatologie e le narrazioni orali del Soggetto. Insomma il termine sicurezza fa perno su un ritrovato concetto di individualità, di progettualità locali a dispetto di prospettive globali, di una nuova episteme che rimette in gioco il soggetto e lo pone al riparo in un mondo disincantato, dove si sono perse le tracce delle ideologie tradizionali e dove il sentiero dell’emancipazione è affidato unicamente alle sorti dell’individualità e di comunità locali spesso impermeabili tra loro, che si compenetrano, si oppongono, si aiutano reciprocamente pur continuando a restare se stesse (cfr. Maffesoli, 1988). Leggi il seguito di questo post »





Aggressori sessuali

19 01 2007

Aggressori sessuali
Dal carcere alla società: ipotesi e strategie di trattamento
Silvio Ciappi, Valentina Palmucci, Pasquale Scala, Ione Toccafondi

Questo libro raccoglie riflessioni di differenti matrici sul fenomeno della pedofilia e della violenza sessuale, nell’ambito di un progetto voluto dal Ministero della Giustizia teso a individuare percorsi trattamentali specifici per autori di reati sessuali. Viene proposto uno sguardo multidisciplinare sul fenomeno, attraverso l’esposizione di contributi e letture di questa particolare tipologia delinquenziale provenienti da ambiti disciplinari diversificati (la criminologia, la psicologia e la psichiatria, il diritto, la sociologia, la medicina): i curatori intendono offrire una rappresentazione sul tema volta a evitare pregiudizi e facili stereotipi, con la finalità fondamentale di arrivare a prevenire efficacemente la ricaduta nel reato degli aggressori sessuali.

Giuffré editore
dicembre 2006
pagine 512
Euro 48,00





Lucignolo

1 09 2006

LucignoloIl corso
Il corso affronta il tema della devianza giovanile, attraverso l’esposizione delle principali teorie criminologiche e l’analisi dell’andamento del fenomeno in Italia. Si occupa inoltre, delle finalità e specificità del processo minorile, del concreto lavoro dei Tribunali per i Minorenni e dei nuovi approcci della giustizia riparativa.

Finalità
La finalità del progetto è quella di diffondere, attraverso una maggiore conoscenza del fenomeno della devianza giovanile, una cultura e un approccio fondato sulla mediazione e sulla capacità di prevenzione e recupero di ragazzi che, altrimenti, troverebbero come unica risposta da parte di una società di adulti, il carcere e la punizione.

Obiettivi:

  • migliorare la capacità di interazione con i minori autori di reato;
  • ampliare le conoscenze del fenomeno della devianza giovanile;
  • sviluppare l’acquisizione di comportamenti adeguati e di strumenti di prevenzione nei confronti dei giovani devianti;
  • rendere possibile uno spazio di discussione e confronto fra operatori su questi temi.
  • Metodologia
    La caratteristica didattica del corso risiede nel molteplice approccio formativo che comprende una fase teorica dedicata alle teorie criminologiche, ai fattori di rischio della devianza giovanile, ai fenomeni del bullismo e delle baby gangs, una fase di acquisizione delle conoscenze sulle norme del processo minorile e sul lavoro dei Tribunali, una fase esemplificativa con la discussione di casi concreti.

    A chi è rivolto
    II corso è rivolto a quindici destinatari tra volontari penitenziari, volontari delle comunità d’accoglienza per minori, volontari delle associazioni che operano con minori in condizioni di disagio.

    Tutor: Maria Milani

    1 ° Giornata: sabato 30 settembre 2006
    ore 9,30 / 13,30 – 14,30 / 18,30
    Silvio Ciappi, Criminologo
    La devianza giovanile: considerazioni socio-criminologiche

    2° Giornata: sabato 7 ottobre 2006
    ore 9,30/13,30- 14,30/18,30 Valentina Palmucci, Criminologo
    La giustizia riparativa: la mediazione penale minorile in Italia

    3° Giornata: sabato 14 ottobre 2006
    ore 9,30/1 3,30- 14,30/18,30
    Cristiania Panseri. Criminologo
    II processo minorile in Italia: i criteri ispiratori, le norme

    4° Giornata: sabato 11 ottobre 2006
    ore 9,30/13,30
    Gianfranco Casciano, Presidente del Tribunale dei Minori
    Come lavora il Tribunale per i Minorenni
    ore 14,30/18,30
    Cristiania Panseri. Criminologo
    L’andamento del fenomeno e le risposte dei Tribunali italiani

    5° Giornata: sabato 18 ottobre 2006
    ore 9,30/13,30 Fiorenzo Cerruto, Direttore dell’ Istituto Penale Minorile di Firenze
    L’Istituto Penale Minorile di Firenze: l’organizzazione, la popolazione detenuta e la situazione attuale
    ore 14,30/18,30
    Valentina Palmucci, Criminologo
    Bullismo e baby gangs





    Orrori di provincia

    27 09 2005

    TcOrrori di provincia
    Serial killer, assassini e pedofili dell’Italia profonda
    Silvio Ciappi
    a cura di Massimo Picozzi

    L’ambiente ovattato e apparentemente rassicurante della provincia è in realtà lo scenario dove si consumano i crimini più atroci: Novi Ligure, Gogne e, prima ancora, ad Aosta il serial killer delle prostitute e a Foligno l’assassino pedofilo. Il criminologo Silvio Ciappi narra le storie dei detenuti della sezione speciale del carcere di Prato, quelle che l’hanno più colpito, e che l’hanno messo in crisi… perché l’assassino non è così diverso da noi.

    Mondadori editore
    settembre 2005
    pagine 208
    Euro 3,90 





    Nerone

    1 10 2004

    NeroneIl corso
    Il corso affronta la tematica della devianza e violenza sessuale nei soggetti autori di reato e con esperienza di detenzione. Il corso di formazione previsto affronta l’argomento attraverso l’esposizione dei principali fattori di rischio del comportamento sessuale aggressivo e la discussione di gruppo sulle relative difficoltà nell’approccio con le persone in oggetto.

    Finalità e obiettivi
    Rivolgendosi ai volontari penitenziari il progetto intende fornire strumenti teorico-pratici per:
    * migliorare le capacità di interazione con gli autori di reati sessuali
    * ampliare la conoscenza del fenomenodella pedofilia e della violenza sessuale su un adulto non consenziente
    * garantire una maggiore sicurezza personale degli operatori volontari
    * sviluppare l’acquisizione di comportamenti adeguati e di strumenti di prevenzione nei confronti dei soggetti in questione
    * rendere possibile uno spazio di discussione e confronto fra operatori su questi temi.

    A chi è rivolto
    Il corso di formazione è rivolto a volontari che hanno già acquisito un minimo di esperienza nel settore penitenziario e che si sentono motivati ad approfondire le conoscenze specifiche della devianza sessuale. Il numero previsto di partecipanti è di 20.

    Metodologia
    Oltre alle lezioni frontali verranno utilizzate metodologie del focus group per l’individuazione di gruppi di discussione e del role playing per ciò che concerne l’applicazione delle tecniche di trattamento del delinquente sessuale. Caratteristica didattica del corso è il molteplice approccio formativo, con una fase teorica dedicata agli aspetti principali della devianza sessuale, una fase esemplificativa con la discussione dei casi concreti relativi a storie di abuso ed una fase applicativa con simulazioni e giochi di ruolo.

    Tutor Maria Milani

    Programma:
    1° giornata – sabato 6 novembre 2004

    ore 10.00 – 13.30 Diffusione del fenomeno della devianza sessuale in Italia. Gli strumenti di contrastodel fenomeno: la normativa e la prevenzione (1° parte) Dott.ssa Cristiania Panseri
    ore 15.00 – 18.30 Diffusione del fenomeno della devianza sessuale in Italia. Gli strumenti di contrasto del fenomeno: la normativa e la prevenzione (2° parte) Dott.ssa Cristiania Panseri

    2° giornata – sabato 13 novembre 2004

    ore 10.00 – 13.30 La presa in carico del delinquente sessuale: gli strumenti per la valutazione e le tecniche di trattamento (1° parte) Dott.ssa Valentina Palmucci
    ore 15.00 – 18.30 La presa in carico del delinquente sessuale: gli strumenti per la valutazione e le tecniche di trattamento (2° parte) Dott.ssa Valentina Palmucci

    3° giornata – sabato 20 novembre 2004

    ore 10.00 – 13.30 Il progetto In.Tra.For.Wolf: un esempio di intervento per il condannato per reati sessuali: Tecniche di colloquio con il sexual offender (1° parte) Dott. Silvio Ciappi
    ore 15.00 – 18.30 Il progetto In.Tra.For.Wolf: un esempio di intervento per il condannato per reati sessuali: Tecniche di colloquio con il sexual offender (2° parte) Dott. Silvio Ciappi

    4° giornata – sabato 27 novembre 2004

    ore 10.00 – 13.30 Discussione di casi concreti di storie di abuso: Simulazione di colloqui (1° parte) Dott. Silvio Ciappi
    ore 15.00 – 18.30 Discussione di casi concreti di storie di abuso: Simulazione di colloqui (2° parte) Dott. Silvio Ciappi

    5° giornata – sabato 4 dicembre 2004

    ore 10.00 – 13.30 Le principali teorie eziopatogenetiche sul tema della devianza sessuale: i vari modelli esplicativi e confronto (1° parte) Dott.ssa Valentina Palmucci
    ore 15.00 – 18.30 Le principali teorie eziopatogenetiche sul tema della devianza sessuale: i vari modelli esplicativi e confronto (2° parte) Dott.ssa Valentina Palmucci





    Idoli della tribù

    15 04 2004

    IdoliIdoli della tribù
    Pratiche della sicurezza e controllo sociale
    Silvio Ciappi, Cristiania Panseri

    I temi della paura del crimine e della sicurezza dei cittadini ricorrono – come un allarmante leitmotiv – nei media e fra i cittadini, nei discorsi dei politici e nelle scelte degli amministratori locali. Ma quanto è influenzato il senso di insicurezza dai reali tassi di criminalità? E quanto si sono mostrate efficaci le politiche di controllo sociale adottate sino ad ora? Questo libro, attraverso la rilettura critica delle più recenti teorie criminologiche e sociologiche e l’indagine empirica ed etnografica, approfondisce i numerosi e sfaccettati aspetti del problema

    Manni Editore
    ed. aprile 2004
    pagine 264
    Euro 15,00





    Corso di formazione in Criminologia e Scienze penitenziarie

    15 11 2003

    Pre-iscrizione entro 15/12/2003 

    Corso di formazione in Criminologia e Scienze penitenziarie
    con il Patrocinio della
    ASSOCIAZIONE VOLONTARIATO PENITENZIARIO O.N.L.U.S. – Firenze
     

    Presentazione:
    il corso si articolerà in 5 incontri di 8 ore ciascuno a cadenza settimanale ed inizierà a febbraio 2004. Le pre-iscrizioni si chiuderanno il 15 dicembre.
    Al termine del corso verrà rilasciato attestato di partecipazione.

    Metodologia didattica:
    il corso si fonda su un concetto didattico che integra un approccio teorico – aggiornato con i più recenti studi e ricerche nazionali e internazionali – con esercitazioni pratiche e focus-group integrativi delle lezioni, curate da esperti del settore.
    Ai partecipanti verranno fornite dispense e materiale integrativo.
    I docenti provvederanno ad indicare una bibliografia aggiornata cui riferirsi per approfondire specifici argomenti.

    Destinatari del corso:

    • volontari e operatori penitenziari con diploma superiore;
    • laureandi e laureati in: giurisprudenza, lettere, filosofia, medicina, psicologia, scienze politiche, scienze della formazione e dell’educazione, servizio sociale.

    Contenuti:

    • Elementi di Criminologia e di scienza della prevenzione. La criminalità in Italia. Tecniche di Controllo sociale e di sicurezza urbana.
    • Elementi di diritto penale e penitenziario. L’esecuzione penale.
    • Fenomenologia dei reati violenti. I cd. Serial Killer. I reati omicidiari. Aspetti della delittuosità di natura sessuale.
    • Il cd. trattamento penitenziario ed il colloquio criminologico. Discussione di casi specifici. 
    • Elementi di psicologia investigativa. I minori ed il sistema di giustizia.
    • La criminalità organizzata: modalità operative e tecniche di law enforcement nei confronti di alcune metodologie delittuose (tipologie delle organizzazioni criminali, il riciclaggio, il traffico internazionale di armi, i reati connessi al traffico internazionale di schiavi ed al mercato internazionale della droga).

    Organizzazione e Direzione Scientifica:

    • Silvio Ciappi: criminologo, dottore di ricerca, si occupa da lungo tempo di carcere e di sociologia criminale. Visiting Fellow presso diversi enti di ricerca stranieri, è docente presso il Master di Criminologia dell’Università La Sapienza di Roma.
    • Cristiania Panseri: avvocato, dottore di ricerca e specialista in criminologia, si occupa di psicologia giuridica collaborando con diversi istituti universitari. Svolge attività di consulenza nel settore della sicurezza urbana per varie amministrazioni locali.
    • Valentina Palmucci: laureata in giurisprudenza, è dottore di ricerca in criminologia. Componente esperto della magistratura di sorveglianza. Attualmente si occupa dei programmi di trattamento dei delinquenti sessuali.

    Numero partecipanti:  minimo 15 – massimo 40 persone – costo del corso: € 500,00

    Modulo di pre-iscrizione (entro 15/12/2003)  – Versione stampabile in pdf





    Periferie dell’Impero

    26 07 2003

    CoverPeriferie dell’impero
    Globalizzazione, criminalità e marginalità sociale
    a cura di  Silvio Ciappi

    Il volume raccoglie le voci più autorevoli nell’attuale dibattito internazionale su globalizzazione, povertà ed esclusione sociale. Le riflessioni di studiosi di diversi ambiti disciplinari (sociologia, criminologia, economia, filosofia) provenienti dalle maggiori università del mondo e la narrazione dell’esperienza di operatori sul campo (Zanotelli e Paolillo) cercano di rappresentare in modo complesso una realtà polimorfa ed estrema: la povertà, la miseria sociale e lo sfruttamento. Questo volume nasce anche dal soggiorno di un gruppo di studiosi di Ares in una delle realtà più degradate delle favelas brasiliane, il cortiço di Vitoria, nello Stato di Espirito Santo, a 400 km a nord di Rio de Janeiro, città che nell’ultimo Rapporto dell’Unesco figurava come la seconda realtà più violenta – dopo Medellin – dell’America Latina.

    Economisti, sociologi e operatori si interrogano attorno a una realtà di confine che mette a nudo le contraddizioni di un intero modo di pensare la società e l’economia.

    Derive Approdi Editore
    ed. luglio 2003
    pagine 217
    Euro 15,00