Sex offender: il mostro in carcere

di Valentina Palmucci

In Italia, una donna su tre ha subito almeno una violenza fisica o sessuale, quasi il 5% è stato vittima di uno stupro o di un tentativo di stupro e circa nella metà dei casi questo è avvenuto ad opera dei partner. Nel 96% dei casi la donna non sporge denuncia e spesso sopporta in silenzio, senza rivelare a nessuno cosa le è successo. La maggioranza dei tragici fatti avvengono tra le pareti domestiche. Sono frutto di raptus improvvisi dovuti a momenti di follia e spesso sono legati a tossicodipendenza, alcolismo o a situazione di degrado e di emarginazione.

A volte gli aggressori provengono da famiglie in cui hanno vissuto l’esperienza della violenza oppure da famiglie fortemente gerarchizzate, talvolta sono persone dall’apparenza normale, incapaci però di gestire l’emotività, la frustrazione che deriva dal confronto con l’altro, il più delle volte il gesto violento nasce dal desiderio di dominio. Sono soggetti pericolosi che se non vengono presi in carico dal punto di vista terapeutico quasi sempre commettono nuovi reati violenti e spesso anche di natura sessuale. Per gli aggressori sessuali la pena detentiva non è un valido deterrente, in quanto spesso il loro gesto violento è di natura compulsiva; se però il carcere diventa il luogo della riflessione autentica sulle proprie condotte criminose, allora la pena rappresenta una opportunità, spesso la prima, quasi sempre l’unica, per iniziare ad affrontare i propri “demoni” e per ritornare in seno alla società più consapevoli e quindi meno pericolosi. L’introduzione di nuove misure legislative che inaspriscono le pene per i reati violenti e di natura sessuale ed introducono nuove fattispecie di reato, come ad esempio gli atti persecutori, il c.d. stalking (con il termine atti di stalking vengono definiti quegli atteggiamenti tramite i quali una persona affligge, perseguita un’altra persona con intrusioni, appostamenti, tentativi di comunicazione ripetute e indesiderate, come ad esempio lettere, telefonate, e-mail, sms, tali da provocare nella “vittima” ansia e paura, e da renderle impossibile il normale svolgimento della propria esistenza; per maggiori informazioni www.stalking.it) è senza dubbio un passo importante, ma forse insufficiente. Forse bisogna iniziare a considerare il rovescio della medaglia: prevenire la recidiva anche attraverso il trattamento degli autori di crimini sessuali, attraverso la realizzazione di un apparato di presa in carico terapeutica dell’autore di crimini sessuali che preveda per gli operatori interventi di sensibilizzazione, informazione e formazione e per i condannati la strutturazione di percorsi trattamentali che nascano nel contesto intramurario ma che proseguano successivamente sul territorio.

Gli interventi trattamentali rivolti ai c.d. sexual offenders si possono configurare come un esempio di prevenzione terziaria, in quanto mirano essenzialmente a prevenire la recidiva mediante l’offerta terapeutica inserita all’interno di una rete di misure di controllo sociale. In molti paesi è stata scelta già da tempo la soluzione del trattamento giudiziariamente imposto, non solo al momento dell’esecuzione penale, come condizione per accedere alla liberazione condizionale, ma addirittura ancora prima dell’emanazione della sentenza, come provvedimento alternativo alla custodia cautelare.

Un esempio in tal senso ce lo fornisce la vicina Francia dove, in casi particolarmente gravi, l’ingiunzione terapeutica è già predisposta nella fase del giudizio. Il nuovo istituto della “presa in carico socio-giudiziaria”(il c.d. suivi socio-judiciaire) dell’autore di abusi sessuali prevede una sanzione penale autonoma nel caso di non adempimento, a pena espiata da parte del condannato, dell’obbligo di cura, disposta da un medico su delega del giudice che ha comminato la pena. In Belgio, in modo analogo al Canada, si è approntato un sistema di intervento coordinato in rete tra operatori del trattamento in carcere e servizi socio-psicologici territoriali, al fine di attuare una presa in carico globale di colui che ha commesso atti sessuali contro i minori. L’obbligo della cura è previsto allorquando il detenuto, condannato per tali condotte, richieda l’applicazione di misure alternative, la cui concessione e il cui mantenimento sono condizionati all’effettiva adesione al percorso trattamentale.

In alcuni Paesi anglosassoni si dibatte sull’efficacia dei trattamenti imposti, in cui non si terrebbe conto dell’importanza, al fine di un esito positivo degli stessi, della motivazione dell’interessato. Un altro aspetto problematico è la qualità più o meno intrusiva di questi trattamenti (ci si riferisce ad esempio a certe terapie avversive o ai trattamenti farmacologici), soprattutto allorquando è previsto l’obbligo della cura. Nel nostro paese l’inevitabile incostituzionalità di misure analoghe già permetterebbe l’esclusione tutti gli interventi che non tengano conto di inderogabili imperativi etici e deontologici come il rispetto della dignità della persona, il consenso informato e la riservatezza e stimolerebbe, al contempo, una riflessione costruttiva sulla possibile e doverosa risposta alla domanda di tutela della collettività in un settore che, come quello dei reati sessuali, più facilmente si presta o al totale disimpegno o alla richiesta di interventi “drastici” che poco hanno a che fare con la nostra cultura tradizionalmente garantista.

Occorre premettere che il trattamento del delinquente sessuale comporta notevoli difficoltà sia per la complessità caratterizzante il comportamento sessualmente deviante dal punto di vista fenomenologico ed eziologico, sia a seguito della scarsa se non inesistente motivazione da parte del suo autore a farsi aiutare. Per certi aspetti, quali la difficoltà nel riconoscere il problema ed il mostrare una reale volontà di affrontarlo collaborando attivamente con gli operatori, l’atteggiamento dell’autore di reati sessuali ricorda quello tipico del tossicodipendente; non a caso il modello trattamentale di prevenzione della recidiva (la c.d. relapse prevention) per autori di reati sessuali deriva da quello originariamente sviluppato per rafforzare le abilità di autogestione dei tossicodipendenti.

Concetti quali la prevenzione della recidiva, la gestione del rischio e, quindi, la difesa sociale, sono alla base della scelta di tutte le legislazioni che hanno introdotto il trattamento sotto costrizione dei delinquenti sessuali. Una costrizione che, per la nostra cultura raffinatamente garantista, appare come un attentato al principio di auto-determinazione del condannato, e più in generale di libero arbitrio dell’individuo, forse ancor più quando viene applicata come condizione essenziale per l’accesso alla libertà. Il dilemma è notevole ma si può tentare di risolverlo analizzando i principi che presiedono agli interventi trattamentali maggiormente condivisi dalla comunità scientifica internazionale, in base ai quali si sono effettuate le scelte operative e si sono adeguati i contesti istituzionali nei Paesi che, prima del nostro, hanno fatto la scelta di prevedere per questi rei, accanto alla punizione, una strutturata rete di servizi di cura, di presa in carico e di controllo sul territorio. Nella prospettiva della difesa della comunità ma anche del recupero alla dignità di soggetti altrimenti difficilmente reintegrabili nel contesto sociale e, laddove possibile, di una ricostruzione dei legami socio-famigliari lacerati dalle condotte sessuali devianti.

La pratica clinica nord-americana conferma che una parte significativa di devianti sessuali può affrontare un trattamento e trarne beneficio e che spesso esso viene richiesto esplicitamente dall’interessato. Tuttavia, molti di questi soggetti rimangono assai resistenti agli approcci curativi: basti pensare a quelle personalità devianti egosintoniche per nulla disposte a separarsi dal proprio sintomo. E’ tipico di questi detenuti ricorrere a meccanismi di negazione e minimizzazione dei propri agiti devianti e della propria responsabilità riguardo ai fatti abusivi. Da ciò consegue il principio che non tutti gli autori di reati sessuali possono essere trattati. In questi Paesi gli aggressori sessuali vengono considerati trattabili solo in seguito ad un accurato percorso diagnostico, per evitare di dilapidare risorse professionali, patrimoniali ed intellettuali in interventi che non produrranno effetti. Uno dei criteri principali di ammissione ai programmi di trattamento è costituito da un livello minimo di riconoscimento dei fatti devianti e della propria responsabilità da parte del condannato. Un intervento specifico di gruppo sui condannati negatori viene talvolta tentato, ma solo in chiave pre-trattamentale. Un altro criterio è l’esclusione da ogni trattamento degli autori dei reati più gravi, come la pedofilia sadica e perversa dove l’atto sessuale culmina nell’umiliare, nel procurare dolore fisico e, anche se molto più raramente, nel sopprimere la piccola vittima.

L’altro principio ispiratore degli approcci trattamentali più consolidati nel continente nord-americano, e più di recente in alcuni Paesi europei è che in nessun caso il trattamento deve considerarsi un sostituto della pena. La misura penale è necessaria e deve essere pronunciata ed applicata, predisponendo le condizioni e le modalità per il trattamento, nei casi in cui è possibile.

Tale principio è accompagnato però dalla consapevolezza che la cura non è rivolta a una categoria penale, ma ad un’entità patologica definita. In caso contrario, si rischierebbe di focalizzare il trattamento sull’atto criminale, dando l’impressione che l’intervento terapeutico cessi di essere destinato alla persona. Il sistema penale e gli operatori del trattamento devono cooperare per mantenere la motivazione al cambiamento degli aggressori sessuali, spesso così resistenti. Dunque, collaborazione e concertazione non si pongono in funzione alternativa tra pena e intervento trattamentale, ma costituiscono un continuum tra sentenza, pena e trattamento.

Un altro aspetto fondamentale riguarda l’assenza ribadita di soluzioni miracolistiche, ovvero in questi programmi non vi è alcuna pretesa di guarigione dei devianti sessuali. E’ illuminante, in tal senso, questa citazione di J.Aubut, psichiatra dell’Istituto Pinel di Montréal in Canada: “I delinquenti sessuali sono alle prese con delle difficoltà che toccano diverse sfere della loro vita e ciò in modo cronico. Proprio come in ben altre patologie, come l’alcoolismo o il diabete per esempio, dove non si ha guarigione, ma possono aversi delle remissioni. Il delinquente sessuale non deve mai considerarsi al riparo da una caduta o ricaduta. Deve imparare a gestire la sua patologia sessuale ed anche a migliorare la sua qualità di vita. Dovrà accettare certi handicap e soprattutto stendere il lutto sulla sua onnipotenza.”

Il trattamento, quindi, può aiutare questi soggetti a controllare e prevenire i propri impulsi sessuali devianti e ad individuare le strategie più opportune per prevenire la recidiva. Gli autori di reati sessuali in trattamento vengono continuamente prevenuti sul fatto che possono avere delle ricadute: anzi, il riconoscere ed il confermare la ripetizione delle fantasie devianti da parte dei pazienti viene considerato dai terapeuti in termini di valorizzazione.

BIBLIOGRAFIA

Aubut J. e coll.(1993). Les agresseurs sexuels, théorie, évaluation et traitement. Les éditions de la Chenelière, Montréal.

Ciappi S., Palmucci V., Toccafondi I., Scala P. (2006). Aggressori sessuali. Dal carcere alla società ; ipotesi e strategie di intervento. Giuffré, Milano.

Palmucci V., Traverso G.B: La valutazione del delinquente sessuale nelle esperienze di ricerca e di intervento in campo internazionale, Rivista Italiana di Criminologia, fascicolo n. 1-2 dell’anno 2004

Sex offender: il mostro in carcere

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...