Mediazione e formazione di mediatori

Dare una descrizione unitaria del concetto di mediazione presenta numerose difficoltà dovute anche al fatto che essa si presenta come un fenomeno eterogeneo, relativo ad ambiti sociali diversi e caratterizzato da una molteplicità di oggetti, finalità e tecniche operative.

E' tuttavia possibile tentare di circoscrivere sotto un'unica definizione le svariate realtà di mediazione citando quanto affermato da Bonafé-Schmitt per il quale la mediazione può essere considerata "un processo, il più delle volte formale, con il quale un terzo neutrale tenta, mediante scambi fra le parti di permettere a queste ultime di confrontare i loro punti di vista e cercare, con il suo aiuto, una soluzione al conflitto che le oppone" 

Scopo della mediazione non è dunque la ricerca della giustizia – in una sorta di duplicazione dell'azione giurisdizionale – ma piuttosto restituire ai soggetti protagonisti del conflitto il potere e la responsabilità di autodeterminarsi, stabilendo nuove modalità di relazione che favoriscano la ripresa del momento comunicativo fra le parti.

La mediazione dunque, finisce per rappresentare non solo uno strumento per la ricomposizione delle controversie, ma anche una modalità  per ricostruire luoghi di aggregazione, sollecitando persone e gruppi a sviluppare interazioni sociali significative ed a creare nuove forme di solidarietà.

Presupposto fondamentale al buon funzionamento di questo delicato strumento di intervento è un serio percorso formativo dei mediatori che, cogliendo le competenze professionali e psico-personologiche, educhi alla neutralità di fronte alle parti ampliando le capacità empatiche e comunicative di ascolto, di risoluzione dei problemi e di negoziazione.

In questo ambito si inseriscono gli interventi di  ARES nella redazione di progetti per uffici di mediazione e per corsi di  formazione degli operatori.

  • Mediazione sociale: finalizzata a costituire relazioni sociali in contesti dove maggiormente è percepito il declino del concetto di comunità  e dei suoi strumenti di regolazione onde gestire situazioni conflittuali e ricostruire valori comuni e punti di riferimento condivisi all'interno della comunità stessa 
  • Mediazione scolastica: volta ad insegnare agli studenti come gestire i conflitti e le dispute all'interno della scuola, nella convinzione che essi siano parte inevitabile del vivere sociale e delle relazioni fra individui e che la ricerca di strumenti risolutivi delle situazioni di crisi possa considerarsi "educativa" al pari di altre materie di insegnamento.
  • Mediazione culturale e linguistica: tesa ad intervenire in presenza di conflitti tra persone di etnie o culture diverse, spesso originati alla scarsa conoscenza dei reciproci usi e costumi  assai diversi tra loro.
  • Mediazione ambientale: volta alla soluzione dei conflitti sorti nel rapporto fra i cittadini e le Pubbliche Amministrazioni, miranti a riaprire fra le parti il canale comunicativo e a porre ciascuna di esse in una situazione di comprensione delle esigenze dell'altro.
  • Mediazione nei luoghi di lavoro: è finalizzata a gestire i conflitti che possono sorgere all'interno dei luoghi di lavoro e a ricercarne una possibile composizione.      Possono pertanto rientrare nella competenza del mediatore aziendale, ad esempio, i conflitti interpersonali dovuti ad episodi di mobbing, le difficoltà di convivenza dovute a diversità etniche, linguistiche o religiose  ovvero tutti quei problemi che rendono problematica, se non impossibile, la tranquilla e proficua collaborazione, senza per questo arrivare a costituire materia di competenza sindacale o giudiziaria;
  • Mediazione penitenziaria: mira a ridurre la conflittualità fra la popolazione carceraria e fra questa e la polizia penitenziaria cercando al contempo di sviluppare interazioni significative caratterizzate dal dialogo fra i membri dei due gruppi