Sicurezza urbana e dell’ambiente

Da tempo, ormai, non passa giorno che i media non si interessino al problema della sicurezza nelle nostre città, sia sottolineando l’aumento della criminalità di strada, che evidenziando il profondo senso di insicurezza in cui si trovano a vivere i cittadini.

La difficoltà e la delicatezza del problema impongono un approccio razionale, capace di contenere le tendenze ad un’eccessiva emotività, che potrebbero portare a rimedi inappropriati o addirittura inefficaci, correndo il rischio di affermare il “bene sicurezza” a scapito della libertà dei cittadini.

La scelta degli amministratori pubblici di farsi carico dei problemi della sicurezza delle città da un lato li rende più visibili e protagonisti della qualità della vita cittadina, dall’altro li proietta fra dinamiche e meccanismi ancora in gran parte sconosciuti all’ente locale. Se i sindaci vogliono farsi traduttori ed esprimere con cognizione di causa la domanda di sicurezza dei loro amministrati devono essere in grado – innanzi tutto – di conoscerne le relative componenti così da poter distinguere le minacce effettive dalle semplici percezioni e devono saper valutare quando all’origine del senso di insicurezza vi sono condizioni di degrado della città e quando invece vi sono tipi di criminalità attratti da particolari caratteristiche della zona, da attività produttive o commerciali specifiche di quel territorio, da strutture viarie o dall’insieme dei city users che quotidianamente entrano in città.

La criminologia da tempo è in grado di fornire strumenti utili alla comprensione delle dinamiche operanti nel contesto sociale e permette di elaborare strumenti razionali e ponderati fondati su conoscenze scientifiche. A partire dagli anni ’30 la c.d. Scuola di Chicago ha sviluppato negli Stati Uniti d’America il più importante filone di ricerca criminologica in tema di criminalità in ambiente urbano.

Sebbene i metodi della ricerca e l’oggetto di studio si siano notevolmente evoluti ed affinati nel corso degli anni, grazie a metodologie di indagine empirica sempre più precise, tuttavia i quesiti cui si è voluto trovare una risposta non si sono sostanzialmente modificati, e riguardano principalmente le differenze quantitative e qualitative fra la criminalità delle città e delle zone extraurbane, le differenti caratteristiche della criminalità che interessa diverse città e l’individuazione di variabili che danno ragione di tale fenomeno nonché le differenze nei tassi di criminalità fra le varie aree di una città e le variabili che permettono di spiegare tali differenze.

Tentativi di affinamento della metodologia riguardano la presa in considerazione anche delle urbanized area (la città e il suo hinterland) e la predisposizione di nuove fonti di dati che permettono di indagare sul numero oscuro della delinquenza, superando in tal modo la relatività dei dati forniti dalle statistiche ufficiali per tentare di spiegare sempre meglio perché e come si verifica la delinquenza all’interno delle varie zone di una data città, fino a giungere agli ultimi filoni di ricerca che partono da una prospettiva prossima a quella dell’ecologia umana che vengono più precisamente definiti environmental criminology (criminologia ambientale). Fra questi di particolare interesse risultano gli studi che si basano sull’osservazione delle attività di routine della popolazione (cd. routine activity approach).

E proprio la ricerca criminologica indica la prospettiva nella quale devono realizzarsi le policies di contenimento del crimine: "secondo un continuum di strategie preventive diversificate ma integrate fra loro” che devono riguardare sia la repressione (quali l’operato delle agenzie di controllo formale) ma anche essere «supportate da strategie di politiche sociali tese a implementare la socializzazione ed il senso di legalità, unitamente a politiche di riduzione delle opportunità criminali» (Savona, Ciappi, Travaini, 1999).

In questo ambito si inseriscono le attività di ricerca ed i progetti elaborati da ARES:

  • Osservatori sulla criminalità: onde conoscere con precisione le dinamiche e le modifiche quantitative e qualitative dei fenomeni criminali nel territorio ed avere una base di documentazione scientifica ed attendibile per future azioni di prevenzione e di controllo in quelle aree.
  • Inchieste di vittimizzazione: consentono di individuare le vittime effettive e costruire azioni di protezione e sostegno nei loro confronti.
  • Inchieste sulla percezione dell'insicurezza: sono finalizzate a rilevare la percezione del rischio criminale da parte dei cittadini onde verificarne la congruenza con il livello di insicurezza oggettiva.
  • Progetti di sicurezza e di prevenzione: si articolano in modo diverso a seconda dei risultati emersi dall'analisi del problema, tendono a coinvolgere vari interlocutori sia pubblici che privati presenti sul territorio e sono volti a prevenire e contrastare la criminalità ed a proteggere le vittime ed i soggetti più deboli.
  • Sicurezza ambientale: raccoglie tutte quelle attività di studio e di ricerca volte ad elaborare concreti progetti di tutela del territorio e di prevenzione dai più gravi reati ambientali.